Equipe clinica

Il Centro UmanaMente è una struttura polivalente, si avvale di un’équipe specialistica multidisciplinare qualificata che opera per la promozione della salute, la prevenzione e la cura del disagio, il sostegno psicologico, fisico e legale alla famiglia nel suo complesso.

  • Centro clinico autorizzato ATS Milano
  • Direttore Sanitario Dott.ssa Anna Omboni
  • Team specialistico multidisciplinare
  • Neuropsichiatria Infantile - Psichiatria
  • Psicologia - Psicoterapia
  • Psicomotricità - Logopedia

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Progetti

Disturbo del linguaggio

Il ritardo o disturbo del linguaggio (DL) rappresenta una condizione frequente in età prescolare (2 – 6 anni) e può interessare la comprensione e la produzione di parole e/o frasi. È generalmente considerato un disturbo transitorio dello sviluppo a prognosi favorevole. Un problema di linguaggio può avere diverse cause con differente grado di gravità: in alcuni casi le difficoltà linguistiche emergono in conseguenza ad altre condizioni patologiche, come deficit neuromotori, sensoriali, cognitivi e relazionali. Nella maggior parte dei casi comunque capita che il bambino non abbia nulla se non questa difficoltà nel parlare (parla poco o nulla, usa poche parole, “confonde” le lettere). Ciò nonostante è importante intervenire precocemente su questo tipo di problema per sostenere lo sviluppo del linguaggio e di conseguenza la possibilità del bambino di frasi capire dagli altri e comunicare i propri bisogni e pensieri, ma anche perché esiste una stretta correlazione con i Disturbi specifici di apprendimento (DSA). Infatti i soggetti con Disturbo Specifico di Apprendimento presentano un pregresso disturbo di linguaggio nel 30-40% dei casi e, secondo recenti studi, più della metà dei bambini con DSL presenta difficoltà di apprendimento nei primi anni scolastici.

I disturbi specifici di linguaggio possono presentarsi con un ritardo nella comparsa delle singole parole, alterazione nella produzione dei suoni linguistici o anche difficoltà a livello lessicale, sintattico-grammaticale (la struttura della frase) o pragmatico. Alcuni campanelli d’allarme nella fascia d’età 18-30 mesi sono rappresentati da difficoltà di comprensione del linguaggio parlato, scarso uso di gesti o lentezza nello sviluppo del linguaggio (frasi complesse che tardano a strutturarsi). In sintesi si tratta di bambini che faticano a farsi capire o a comprendere e quindi a sostenere una conversazione. La presenza di una produzione ancora non adeguata oltre i 3 anni dovrà necessariamente essere valutata da un’attenta visita medico-specialistica, per individuare precocemente i bambini con disturbo specifico del linguaggio mediante la somministrazione di prove specifiche che andranno a valutare lo sviluppo fonologico, lessicale e morfosintattico del bambino. Non conviene, infatti, aspettare nella speranza che il disturbo si risolva da sé.
Nonostante l’origine dei disturbi specifici di linguaggio non sia chiara, sono stati rilevati alcuni indici dello sviluppo del linguaggio che spesso si associano al disturbo di linguaggio. Ad esempio:
  • 5-10 mesi: assenza della lallazione (prima vocalica, poi consonantica)
  • 12-14 mesi: assenza di utilizzazione di gesti (deittici e referenziali)
  • 12 mesi: mancata acquisizione di schemi d’azione con oggetti
  • 18 mesi: vocabolario inferiore a 20 parole
  • 24 mesi: vocabolario inferiore a 50 parole
  • 24-30 mesi: assenza o ridotta presenza di gioco simbolico
  • 24-30 mesi: ritardo nella comprensione di ordini non contestuali
  • Pediatria naturale
  • 30-40 mesi: ridotta presenza di gioco simbolico
  • dopo i 30 mesi: persistenza di idiosincrasie
Rientra nella valutazione dei disturbi di linguaggio la valutazione neuropsicologica infantile e quella logopedica. Questo consente di strutturare un intervento mirato e modellato sulle caratteristiche del bambino, osservato nella sua globalità. Il percorso di valutazione inizia con un colloquio con i genitori attraverso cui si cerca di indagare circa lo sviluppo generale e specifico del linguaggio, ricevere informazioni riguardo al bambino come parlante (con chi parla, come parla e di cosa) e come ricevente (ad esempio quali strutture è in grado di comprendere) e di capire in quali contesti comunicativi il bambino è inserito.
L’intervento d’elezione per un disturbo specifico di linguaggio è senza dubbio quello logopedico. Va precisato che disturbi “puri” insieme ai quali non siano presenti altri tipi di difficoltà sono piuttosto rari. Bisogna quindi tener conto di altri possibili disturbi che si presentano in concomitanza, da valutare caso per caso, e trattare anche quelli secondo le modalità più opportune.
Cosa fare:
  • Ascoltare il bambino con attenzione senza mostrare fretta o ansia;
  • Lasciare che il bambino concluda sempre il suo discorso, in tutto il tempo necessario;
  • Favorire l'uso del gesto come supporto per la comunicazione;
  • Riformulare la produzione "scorretta" del bambino senza correggerlo: il bambino impara implicitamente dal modello fornito dall'adulto, non dall'esercizio di ripetizione;
  • Parlare molto al bambino, in modo rilassato e lento, ma senza scandire eccessivamente le parole;
  • Leggete insieme: l’ascolto di storie favorisce lo sviluppo del linguaggio, l’ampliamento del vocabolario e le abilità narrative
  • Valorizzare le altre qualità del bambino;
  • Accettare il bambino con il suo disturbo ed evitare di sottolineare o ingigantire il problema.
Cosa non fare:
  • Non interrompere o sostituirsi al bambino mentre parla nel tentativo di "accorciare i tempi";
  • Non parlare davanti al bambino delle sue difficoltà per evitare di ingigantire il problema;
  • Non correggerlo quando pronuncia male una parola o una frase ma, una volta che il bambino ha finito di parlare, proporre il modello corretto nella risposta.

Deglutizione atipica infantile

Durante il corso della giornata ognuno di noi compie, spesso in modo inconsapevole, migliaia di atti deglutitori per deglutire la saliva che si forma in bocca e i cibi che mangiamo. Durante i primi anni della vita del bambino la deglutizione attraversa diverse fasi di sviluppo che portano alla trasformazione della deglutizione da «infantile» a «adulta» in genere entro i sette-otto anni. La deglutizione adulta è caratterizzata dal movimento di spinta anteroposteriore con cui la lingua spinge il cibo contro il palato e poi in gola, se oltre il periodo considerato fisiologico (5 – 7 anni di età) la deglutizione non segue le caratteristiche dell'adulto ma permane una modello di deglutizione infantile, caratterizzato cioè dalla presenza di una spinta o un'interposizione della lingua tra le arcate dentali, si parla di deglutizione atipica infantile.

  • Uso protratto del biberon o del ciuccio (dopo i … anni i bambini dovrebbero aver smesso usare ciuccio e biberon);
  • Abitudini viziate come mangiarsi le unghie e succhiarsi il dito;
  • Respirazione orale (inspirando ed espirando l'aria dalla bocca) che può essere secondaria ad affezioni del cavo nasale, come riniti ricorrenti o croniche, sinusiti, ipertrofia delle adenoidi o dei turbinati che portano il bambino respirare con la bocca aperta;
  • Alterazioni anatomiche locali (macroglossia, frenulo lingule corto, … );
  • Fattori ereditari.
  • La lingua, che nel modello di deglutizione adulta spinge contro il palato duro, spinge invece contro o tra i denti, in posizione anteriore o posteriore monolaterale o bilaterale;
  • I muscoli masticatori sono spesso ipotonici perché non sono usati completamente per portare i denti delle due arcate a contatto tra loro;
  • Eccesiva contrazione della muscolatura facciale, soprattutto il muscolo del mento e delle labbra, durante l'atto deglutitorio;
  • Nella posizione a riposo le labbra tendono ad essere ipotoniche e la bocca aperta;
  • Talvolta anche la produzione di alcuni fonemi può risultare alterata a causa della scorretta posizione assunta dalla lingua nel parlare, come nel deglutire
  • Il bambino può presentare morso aperto, ovvero l'assenza di contatto tra l'arcata dentale superiore e quella inferiore durante l'occlusione. I denti possono inoltre essere inclinati verso l'esterno a causa della spinta della lingua durante la deglutizione.
Generalmente il trattamento della deglutizione atipica prevede due fronti d'intervento: intervento ortodontico, per correggere le anomalie strutturali conseguenti allo scorretto modello deglutitorio, e la terapia logopedica funzionale, volta a rieducare e ristabilire la corretta postura linguale oltre che, laddove sia possibile, a eliminare le cause della deglutizione atipica come le abitudini viziate e la respirazione orale. Durante il trattamento logopedico bisognerà cercare di rendere volontari i movimenti, normalmente involontari, dei muscoli coinvolti nella deglutizione per impostare e allenare quelli corretti attraverso esercizi proposti dalla logopedista di volta in volta. Questi esercizi dovranno poi essere ripetuti a casa dal bambino e, se il bambino è costante, nel giro di due o tre mesi avrà acquisito un modello deglutitorio corretto e saprà utilizzarlo per mangiare qualsiasi tipo di cibo.

Balbuzie

La balbuzie è definita come un disturbo complesso multifattoriale che è caratterizzato da un’anomalia della fluenza verbale spesso associata a comportamenti secondari (come limitazione nella verbalizzazione) e ansia connessa ai contesti di verbalizzazione la compromissione. Risultano tipici dell’eloquio balbuziente le ripetizioni di parole o parti di parole (es. ma-ma-mamma), prolungamento di suoni (es. mmmmamma), blocchi (c---osa) e interiezioni (es. ehm, ehm..). Anche se una buona parte delle balbuzie in età prescolare si risolve spontaneamente con il tempo, alcune invece si stabilizzano. Pertanto risulta importante rivolgersi tempestivamente ad un professionista per analizzare insieme le caratteristiche ed eventuali fattori di rischio e valutare insieme se possa essere indicato un percorso logopedico o di altro tipo.

Dal momento che la balbuzie è definita come un disturbo complesso e multifattoriale la valutazione dovrà essere multidimensionale, prendendo in esame sia la qualità e le caratteristiche dell’eloquio sia gli aspetti secondari e quelli legati all’attitudine e sentimenti rispetto alla comunicazione. Questo consente di strutturare un intervento mirato e modellato sulle caratteristiche del bambino, osservato nella sua globalità. Il percorso di valutazione inizia con un colloquio con i genitori a cui seguono normalmente degli incontri con il bambino per analizzarne il linguaggio sia dal punto di vista qualitativo sia quantitativo attraverso alcune scale di valutazione.
A seguito di quanto emerso dalla valutazione verrà impostato il tipo di intervento più indicato. Questo potrà variare da un tipo di intervento indiretto, che coinvolge soprattutto i genitori e che ha l’obiettivo di modificare l’ambiente (inteso come ambiente comunicativo in cui il bambino è inserito: casa, scuola) perché sia il più facilitante possibile dal punto di vista comunicativo, a interventi diretti, centrati sul bambino. In questi casi l’obiettivo della terapia è quello di trovare insieme al bambino delle strategie efficaci per superare le difficoltà legate alla balbuzie e di migliorare la fluenza, prevenendo lo sviluppo di emozioni negative.

Disfonia

La voce è uno dei primi mezzi di comunicazione verbale che ci mette in contatto con il mondo esterno. Delle volte la mancanza di un suo corretto equilibrio può testimoniare la presenza di un malessere fisico e/o psico-fisico. Si tratta di alterazioni della struttura vocale parlata o cantata note come disfonia. La disfonia può insorgere sia in età evolutiva che adulta. Individuare in tempo un'alterazione della funzionalità vocale significa anche ridurre tutti quei meccanismi compensatori messi in atto in presenza di un deficit vocale (ipertono generalizzato, postura scorretta, ecc..). In base alla causa le disfonie si classificano in: • organiche (in seguito a malformazioni congenite, paralisi dei nervi, neoplasie, noduli, cisti, coinvolgenti gli organi deputati all'emissione della voce, o, nel post-operatorio, in seguito a cordectomie, laringectomie) • funzionali (in seguito a sforzo vocale, polluzioni ambientali, abitudini viziate, imitazione di modelli scorretti). Le categorie più a rischio per un'alterazione della qualità vocale sono quelle esposte a professioni richiedenti un continuo utilizzo della voce (insegnanti, attori, cantanti, commercianti, centralinisti, avvocati) o a stili di vita sfavorevoli (abuso di alcool, fumo).

  • Afonia: perdita completa della voce e si riscontra nelle forme gravi di disfonia
  • raucedine: caratterizzata da una velatura più o meno grave della voce
  • fonoastenia: insufficienza vocale, caratterizzata da voce affaticata
  • diplofonia: caratterizzata dall'emissione contemporanea di due suoni di diversa tonalità
Il trattamento della disfonia prevede tipologie d'intervento distinguibili in base alla cause da cui essa scaturisce: in presenza di disfonie di natura organica si tratta di un approccio multidisciplinare che prevede l'intervento chirurgico/farmacologico, foniatrico e logopedico. In presenza di disfonia di origine funzionale, ad un iniziale intervento foniatrico seguirà il trattamento logopedico. La riabilitazione logopedica prevede l'impostazione di un corretto assetto respiratorio e conseguentemente pneumo-fonico, necessari per consentire una fonazione funzionale che tuteli la qualità della vita del soggetto. Gli esercizi previsti, da ripetere quanto più spesso possibile a casa e in presenza di giusta motivazione e costanza da parte del soggetto, indurranno, nel giro di due o tre mesi, la generalizzazione del corretto modello acquisito nel contesto terapeutico.
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